Le variazioni imposte dal coreografo: il caso Zakharova ne "La bella addormantata"

La Zakharova con le gambe basse? Ma che senso ha? È parsa quasi una contraddizione in termini. Come chiedere a Natalia Osipova di saltare un po’ meno o a Tamara Rojo di limitarsi a due pirouettes. Figurarsi.

Eppure alla Scala, nella "bella addormentata" cosiddetta “coreologica” curata da Alexei Ratmansky, la Zakharova ha dovuto rinunciare alla magnifica estensione che ha molto contribuito a renderla famosa e ammirata da schiere di aspiranti ballerine e di appassionati.

Gliel’ha imposto il coreografo. Dopo liti, pianti e porte sbattute, “la zarina del balletto” ha ceduto. Per Ratmansky era importante ricreare l’estetica morbida e sottotono dell'Ottocento. E così, nell’ “Adagio della Rosa”, i développés (qui en avante non en écarté) erano appena al di sopra dei 90 gradi e quelli "à la seconde" con cui attacca la variazione del Sogno, pure assai trattenuti. Seppur visibilmente controvoglia.

Dai tempi in cui Sylvie Guillem salì sulla ribalta internazionale, il dibattito sull’altezza delle gambe si è molto vivacizzato. I suoi développés e battentents che, da Giselle al Lago, dalla Bella Addormentata a Raymonda, sfioravano i 180 gradi, suscitarono l'ammirazione di un pubblico estasiato dalle prodezze della nuova enfant prodige del balletto, ma anche discussioni.

I “puristi” storsero il naso e accusarono la Guillem di confondere la ginnastica artistica (che aveva praticato da piccola) con l’arte della danza. l fans adulanti, invece, parlarono di rivoluzione: il loro idolo stava adeguando la vecchia estetica della danse d ‘école ai tempi nuovi. Quel che è certo è che la divina Sylvie avrebbe fatto scuola, e avrebbe dato vita a un modello di ballerina cosiddetto “post-Guillem” che continua ancor oggi a essere prodotto da accademie e teatri. l più superstiziosi avranno forse pensato a una congiunzione astrale. Non sarà che ora che la diva dalle gambe “six o’clock” lascia la scena vengano di moda le gambe basse?

Voi cosa ne pensate?

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