Geoide della Terra e nuove scoperte nel sottosuolo, ne "La Scienza del Martedì".

Le viscere della Terra e tutto ciò che avviene al loro interno, in particolare in quella zona denominata mantello, influenzano ciò che avviene sulla crosta.

Dalle eruzioni dei vulcani alle emissioni gassose in atmosfera, ci sono decine di elementi che interessano lo strato in superficie modellandolo evento dopo evento.
Fino ad oggi è risultato molto complicato, a causa degli ancora ridotti mezzi a disposizione dell' uomo, poter studiare approfonditamente il mantello e, nonostante le svariate migliaia di chilometri che l' uomo è riuscito a percorrere nella perlustrazione del Sistema Solare, non si è mai riuscito a scavare in profondità nella crosta oltre i 14 chilometri; un' inezia rispetto a quanti ne sarebbero necessari.
Fino ad oggi il mantello terrestre è stato studiato attraverso la valutazione delle onde sismiche, metodo che permette di definire la composizione chimico-fisica degli strati in cui lo stesso è suddiviso.

Quello che avviene nel mantello terrestre influenza tutto ciò che succede sulla crosta terrestre e nell’atmosfera del pianeta. Basti pensare alle eruzioni vulcaniche, che non solo plasmano la crosta della Terra, ma immettono nell’atmosfera i gas che la formano. È per questo che conoscere nei dettagli il mantello terrestre è così importante. Purtroppo le tecnologie oggi a disposizione non ci permettono di arrivarci con facilità. Anzi, al momento non siamo mai riusciti a penetrarlo in profondità, anche se si stanno organizzando nuove spedizioni scientifiche. Ma si tratta di studi molto lunghi e i cui risultati sono spesso difficilmente interpretabili.

Da qualche tempo i ricercatori hanno però iniziato a percorrere un' altra strada, che si basa sull' analisi della forma del pianeta disegnata dalla forza della gravità esercitata sulla sua superficie. Si chiama "geoide". Affascinante!
Proprio una recente ricerca condotta dagli scienziati dell' Università della Pennsylvania (USA), mediante analisi del geoide, ha scoperto che a circa mille chilometri di profondità si osserva un salto di viscosità nel mantello, mai scoperto in precedenza. Ciò potrebbe ad esempio spiegare il fenomeno per cui le placche terrestri che si immergono nel mantello dopo uno scontro (detto subduzione) vengono frenate proprio a circa mille chilometri di profondità.

Questo nuovo metodo di analisi sta mettendo in discussione anche le teorie riguardanti la risalita del magma; fino ad oggi si è infatti pensato che questo arrivasse in superficie attraverso una via verticale diretta dall' hot spot in profondità fino alla crosta terrestre. E' evidente che l' attraversamento del magma di un vasto strato con una viscosità completamente diversa può variare questa traiettoria anche di moltissimi chilometri.

La ricerca, fortunatamente, non si arresta, e noi continuiamo a seguirla da vicino in maniera appassionata.


"La Scienza del Martedì" la rubrica scientifica del Vulcano Solfatara

Devi effettuare il login per inviare commenti

Blog