La prima mappa 3D dell' interno della terra svela l'origine dei vulcani.

Sono finalmente arrivati i risultati di un importante e impegnativo lavoro di analisi condotto da un gruppo di sismologi dell' Università Californiana di Berkeley.


Elaborata la prima scansione 3D dell' interno della Terra, frutto di tre milioni di ore di lavoro di un supercervellone elettronico.

Per la prima volta per mappare gli "hot spot" (pennacchi di magma sotto la crosta terrestre) sono stati utilizzati i dati relativi al percorso delle onde sismiche degli eventi eruttivi più violenti degli ultimi 20 anni.

Il primo dato che emerge evidenzierebbe la connessione tra quasi tutti gli hot spot esistenti. Inoltre sotto i 1000 km dalla crosta terrestre, i pennacchi sono larghi fino a 5 volte più di quanto si credesse (fino a quasi 1000km) con una temperatura superiore di oltre 400° rispetto alle rocce vicine.

Le basi dei pennacchi convergono in due enormi depositi di magma di 5 mila km di diametro, uno sotto l'Africa e uno sotto al Pacifico.
La ricerca conferma che i pennacchi di lava derivino da bacini di roccia fusa basse e circostanziate che alimentano le camere vulcaniche. Il fatto che questi depositi magmatici nel mantello inferiore siano fino a 5 volte più estesi del previsto fa invece pensare che anche la loro composizione chimica (e non solo la temperatura) sia diversa da quella delle rocce circostanti.

Curiosamente non è stato rilevato nessun evidente segno sotto a uno dei vulcani attivi più estesi del pianeta: lo Yellowstone, segno che i getti di lava che lo alimentano potrebbero essere troppo sottili per essere tracciati da un modello computazionale come questo.

"La Scienza del Martedì" la rubrica scientifica del Vulcano Solfatara

Devi effettuare il login per inviare commenti

Blog